Il richiamo ai valori fondanti della donazione

«Donare sangue è un incontro che cambia la vita. E cos’è la nostra donazione di sangue se non il riflesso, concreto e corporeo, di questo incontro?» Dalla lettura che ha caratterizzato la giornata della “Festa del Donatore” dei gruppi Fratres di Arezzo e provincia domenica scorsa. Qui il testo integrale.

In occasione della Festa del Donatore dei gruppi Fratres/Misericordia di domenica 19 aprile u.s., durante la Santa Messa celebratasi nella Chiesa Giotto e officiata da Don Basilio, evento che faceva parte del programma della giornata, si è registrata la lettura della composizione dell’autore Pietro Mazzeschi, lui stesso donatore di sangue Fratres.

Desideriamo rivivere quel momento condividendolo qui con voi tutti, cari lettori, per le cose che sono state dette circa l’importanza e la rilevanza sociale della “cultura della donazione”.

«Cari amici, cari donatori e gruppi Fratres qui convenuti da tutta la provincia, vi ringraziamo della presenza.

Grazie Don Basilio, per averci accolto e per aver offerto alla nostra realtà questo momento di famiglia, di ritrovo e di conoscenza. Grazie alla Vicesindaco Tanti e ai consiglieri Donati e Sileno per la loro presenza e vicinanza.

Alla fine della messa troverete il nostro banco sul sagrato della chiesa. Vi invito a sostare qualche secondo anche solo per una curiosità, per vincere un timore.

Potrebbe essere l’inizio di un nuovo cammino, di una nuova pagina della vostra vita. VI è chiesto, CI è chiesto di fare il primo passo perché…in fin dei conti, la giornata di oggi è data per riconoscere e riaffermare la vera natura umana che sta nel donarsi, riconoscendo che la nostra vita non ci appartiene completamente, ma ci è stata data per essere condivisa.

Donare sangue è un incontro che cambia la vita. E cos’è la nostra donazione di sangue se non il riflesso, concreto e corporeo, di questo incontro?

Donare il sangue non è solo un atto di solidarietà sociale, per quanto nobile. È puro dono di sé.

È una forma alta di carità, è un atto di responsabilità che accende la speranza. È carità vissuta, non solo predicata.

Quando tendiamo il braccio, noi stiamo dicendo idealmente: “Io desidero il tuo destino più di quanto desideri la mia vita”. E quindi cos’è la Fratres? La Fratres è esattamente il tentativo di fare del proprio sangue, della propria vita, un dono reale, concreto, tangibile. Non per un’idea astratta, ma per il volto di quell’uomo, di quella donna che soffre e che incontreremo forse in ospedale, o che forse non incontreremo mai.

Donare diventa un atto commosso, uno stupore che ci rende capaci di amare, che ci libera dalla pigrizia e dall’egoismo di trattenere la vita per noi stessi.

Allora, con queste certezze, recitiamo la preghiera del donatore, riconoscendo il nostro bisogno di essere sostenuti nella nostra missione, in modo umile e silenzioso affinché il nostro dono sia fecondo, e la nostra vita diventi una rivoluzione d’amore nel quotidiano.»

Ci corre obbligo – ed è un piacere farlo – citare a questo punto anche i ringraziamenti che ci sono pervenuti dalla stessa parrocchia del Sacro Cuore di Arezzo, facente capo alla Chiesa Giotto: «Domenica (19 aprile, ndr) abbiamo accolto nella nostra parrocchia i volontari della Fratres. Grazie per il vostro servizio e per il bene che fate ogni giorno con la donazione del sangue. Un gesto che vale tanto!»